Gattino

Questa mattina ho sfiorato il nirvana: l’aria fresca del mattino entrava dalle finestre della “base”, la tromba di Miles Davis faceva le fusa mentre sorseggiavamo il caffè della moka appena versato. Basta poco, nel momento giusto. La notte è stata tranquilla, anche se ieri sera si sono sentiti diversi colpi di cannone. Hanno anche sparato molto, ma fucili e mitragliatori sono la normale colonna sonora della città dopo il tramonto. Dicono che, spesso, siano spari rituali, sventagliate verso il cielo per celebrare matrimoni o lutti.
Ho finito la seconda settimana, ormai sono entrato nel ritmo e mi sento complessivamente bene. Il team è piacevole, anche se le differenze di età non facilitano l’aggregazione: i due chirurghi sono entrambi settantenni, molta parte del gruppo degli espatriati è giovane, intorno ai trent’anni. In mezzo ci siamo i due anestesisti e pochi altri.
Le condizioni di vita alla “base” non sono facili, condividiamo spazi ristretti e con poche comodità. Va meglio quando torno alla “house”, una sera ogni due, dove non abbiamo connessione internet, ma almeno posso dormire in un letto che è identificato come mio. Siamo in una stanza doppia, io e il mio omologo, ma siccome dormiamo alternati uno alla “base” e uno alla “house”, è come se avessi una stanza singola. Poi abbiamo un piccolo spazio all’aperto dove poterci intrattenere godendo il fresco della sera e dove ho fatto amicizia con Gattino, un gattino scheletrico in cerca di coccole e di cibo.
Nella mia camera ci sono dei buchi nel muro, a ricordo della battaglia con cui, l’inverno scorso, è stata liberata Hammam al-Alil, la città termale: “Hammmam” significa “bagni”, “al-Alil” vuol dire “freschi, terapeutici, per i pazienti, per curare la pelle”, a seconda di chi lo traduca. Il senso è che ci sono le terme. Erano state chiuse, come da copione, durante l’occupazione di Daesh, ma sembra che abbiano riaperto recentemente. Temo che me ne andrò senza averle provate, così come non riuscirò a vedere le rovine di Ninive o a fare il bagno nel Tigri.
In realtà nel Tigri mi ci lavo, visto che l’acqua che scorre nei rubinetti arriva direttamente dal fiume, senza alcun trattamento. Dopo il primo incidente gastrointestinale di dieci giorni fa ho deciso di non mangiare più verdura cruda o frutta che non possa essere sbucciata, visto che anche vegetali e frutta vengono lavati con la stessa acqua. Ieri ho ceduto di fronte alle albicocche. Ne ho sbucciate due, poi mi sono sentito un po’ idiota e ho continuato a mangiarne altre con la pelle. Sarà che le albicocche sono blandamente lassative, sarà che l’acqua in cui erano state lavate racconta millenni di storia insieme a milioni di coli, oggi ho maledetto albicocche e Tigri tutti insieme.
Intanto a Mosul c’è chi l’acqua deve scavarsela da solo come racconta questo articolo della Reuters: http://news.trust.org/item/20170511182155-094j2
Per capire, anche solo un po’, che cosa sia vivere sotto Daesh, consiglio invece questo breve video, che trovate sul sito di Internazionale: http://www.internazionale.it/video/2017/05/23/mosul-guerra-bambini
A proposito di bambini, questo è uno dei miei! http://news.trust.org/item/20170525140409-84hq4
Buona notte!

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Commenti

  • Rugo  On 26 maggio 2017 at 14:20

    Ciao furetto, ti leggo sempre, bravo.
    Cerca il gattino di lasciarlo lì, però…
    Quando torni ti voglio vedere! Un abbraccio

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