Che cosa è uguale

Tante cose sono uguali al mio lavoro a Genova.
Vedo tanti bimbi in sala operatoria, è questo è uguale. Sono molto spaventati e anche questo è uguale. Hanno i piedini scoppiati per una bomba oppure la pelle piena di schegge e questo è diverso. Iniziano ad arrivare bimbi malnutriti o fortemente disidratati. Questo da noi non è comune. Si restringe la linea del fronte, diminuiscono i casi “rossi”, cioè quelli che richiedono interventi di emergenza, ma aumentano quelli che hanno bisogno di cure e che non sanno dove andare. Si diffonde la voce che qui c’è un ospedale che cura tutti e così iniziano a bussare al nostro cancello raggiungendoci in macchina o a piedi, mentre prima solo le ambulanze erano solite portarci i feriti.
Lavoro tante ore è questo è uguale. No, non è vero, qui lavoro di più. Sono reperibile ogni due giorni e questo è diverso. Siamo due squadre, un anestesista e un chirurgo per ogni squadra. Ci alterniamo una notte a testa. Il mio chirurgo è di Parma, quando parla sembra Guccini. Parla un inglese perfetto, con stile e pacatezza. Poi si sfoga in italiano con un rosario di imprecazioni che fanno tremare il cielo. Usciamo di casa al mattino alle 7, andiamo alla “base” dove incontriamo i colleghi che hanno fatto la reperibilità di notte e con loro iniziamo il lavoro. Poi, alla sera, tocca a noi fermarci alla base per dormire di fronte all’ospedale e ritorniamo a casa dopo 36 ore. La casa è più rilassante, ma non c’è internet. In più ci sono le gang di cani randagi, che lottano per il controllo del territorio, a cullare i miei sogni. Tanto vale dormire alla base.
Ogni tanto non condivido le decisioni dei miei capi: anche questo è uguale alla mia quotidianità.
Soprattutto non c’è nessuna differenza di cultura o di latitudine quando devi dire a un papà che suo figlio è morto mentre tentavi di salvargli la vita in sala operatoria. Quel padre che dignitosamente ti ha affidato suo figlio con una pallottola nel cuore, cui hai messo una mano sulla spalla e che hai rassicurato con un sorriso. Lo stesso padre a cui, dopo sudore e maledizioni, vai incontro per dirgli che non ce l’hai fatta a restituirgli il figlio vivo. Ecco, quel padre, quello è uguale. Sempre. Quello sguardo in cui improvvisamente si spegne la luce, quello sguardo è uguale in ogni paese del mondo.

Annunci
Post a comment or leave a trackback: Trackback URL.

Commenti

  • Supersarina  On 17 maggio 2017 at 10:15

    Ciao!
    Mi sveglio la mattina con la voglia di leggerti e controllo il cellulare 100 volte al giorno per vedere se hai messo fuori un post…
    non è tanto, ma spero ti serva a sentirti meno solo… avrei voglia di dirti e chiederti un milione di cose!!!
    Sei grande… un abbraccio, S

  • aishadoc  On 17 maggio 2017 at 16:37

    Forza Gigio. Ti abbraccio.

  • Mirko  On 23 maggio 2017 at 22:50

    Grazie Gigio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: