Monthly Archives: dicembre 2012

Salam aleik

Quattro del mattino, aeroporto internazionale di Aden. Una manciata di persone attende la partenza dell’unico volo previsto da li a diverse ore. Un ragazzo si siede vicino a me e mi offre una barretta di cioccolato. Ha voglia di scambiare due chiacchiere con l’unico straniero presente. Mi chiede che cosa ne pensi di Aden. Di fronte al suo stupore nello scoprire che non l’ho visitata nonostante mi sia fermato in città per ben quattro settimane, mi sento di dovergli raccontare di che cosa mi occupi e di spiegargli qualcosa sulle regole di sicurezza della mia organizzazione. Rimane perplesso di fronte a tante precauzioni. Lo faccio ridere involontariamente quando, nel mostrargli sulla mia mappa in quale zona della città si trovi il nostro ospedale, la sua attenzione cade sulle strade del centro evidenziate in rosso e indicate come pericolose. “Sono le vie più belle della città e voi non ci andate? La situazione è cambiata molto in città come nel resto del paese, da quando c’è il nuovo governo” dice per rassicurarmi. Non oso rispondergli che a fronte della diminuzione degli scontri politici a livello nazionale, i nostri dati indicano un aumento drammatico della criminalità organizzata e della violenza urbana negli ultimi mesi, in concomitanza con un aumentata diffusione di armi e di tossicodipendenza.
Gli prometto che ritornerò di sicuro come turista e mi godrò le bellezze di Aden e di tutto lo Yemen. So di mentire, ma è bello immaginarlo: in fondo credo di essere l’unico occidentale venuto in questo paese e mai passato dalla capitale Sana’a, da tutti descritta come stupenda.
Quindi, perché no, arrivederci Yemen! Nel frattempo, cerca di scrollarti di dosso l’etichetta di “stato fallito”, che da anni contraddistingue altri paesi, come la vicina Somalia; a quel punto il vostro bacio mancato diventerebbe un abbraccio di morte.
Vorrei però chiudere con un un’immagine di speranza. l’Africa non rappresenta per lo Yemen solo un cattivo modello. Tra tutte le persone con cui ho condiviso le avventure di questi giorni ce ne sono tre che mi hanno colpito per professionalità ed entusiasmo: due medici, un ugandese e un sudanese e la responsabile degli infermieri, nigeriana. Il sud del mondo che aiuta il sud del mondo.
Salam aleik, Yemen. La pace sia con te.
E Salam aleikum a tutti voi!

I dati citati nell’edizione 2012 del double-decker non sono stati documentati di volta in volta per renderne più snella la lettura. Cito qui le fonti fonti principali utilizzate: AlertNet (Thomson Reuters Foundation), BBC, Danish Refugee Council, Economist Intelligence Unit, Human Rights Watch, Médecins Sans Frontières, MISNA (Missionary International Service News Agency), UNHCR (United Nations High Commissioner for Refugees) e WHO (World Health Organization).

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Flight TK 838

Nel silenzio della notte fuochi d’artificio e colpi d’arma da fuoco. Chissà se sparati per violenza o per qualche gioco cretino, come quello dell’amico del mio ultimo paziente. Voleva dimostrare di saper usare il fucile impugnandolo con una mano sola, ma non è stato capace. Due proiettili sono partiti lungo una traiettoria non voluta e hanno perforato intestino, stomaco, milza, fegato, diaframma, polmone e coste dell’amico spettatore. Ricucito per tutta la notte, forse ce la farà.In ogni caso ora dormo. Tra tre ora partenza per l’aeroporto. Volo TK 838 per Istanbul.
A risentirci dall’Italia!