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Falsa partenza

Sono stato a lungo indeciso se postare queste righe, ma, mentre smontavo lo zaino e rimettevo le mutande nel cassetto, ho capito che il Double-decker serve anche a questo: a registrare non solo le luci, i successi e le soddisfazioni della mia esperienza di viaggiatore, ma anche le ombre e le delusioni.
Andiamo con ordine: dopo aver rinunciato alla Papua Nuova Guinea (era richiesto un tempo troppo lungo per la missione) e aver perso lo Yemen (problemi organizzativo-burocratici che hanno reso impossibile la partenza a breve) sono stato prescelto (o sacrificato?) per far parte del team di emergenza per la Costa d’Avorio.
Ho aspettato a Varese tre settimane che i sostenitori di Gbagbo e Ouattara, i due presidenti della Costa d’Avorio, incuranti dell’interposizione dei Caschi Blu, iniziassero a massacrarsi.
Un’attesa amara, perché il mio desiderio di partire si è dovuto confrontare con la speranza che in Costa d’Avorio non succedesse veramente nulla di grave e che la diplomazia degli stati limitrofi, l’amore di Gbagbo e Ouattara per la propria gente e il buon senso della cittadinanza facessero la loro parte ed evitassero che un paese uscito da pochi anni dalla guerra civile vi ripiombasse.
Intanto ho preparato il mio Double-decker, ho fatto il pieno di carburante, ho pulito carrozzeria e interni, ho controllato il livello dell’olio e la pressione delle gomme. L’ho caricato, ho acceso i motori e ho aspettato.
Fuori dalla metafora ho riflettuto a lungo e ho cercato di ritornare alle radici della mia scelta di lavorare con la mia ONG, cercando di accettare che far parte di una grande organizzazione voglia dire anche questo: stare a disposizione e mettere le proprie ambizioni al servizio di un progetto anche quando ne sfugga il senso.
Senza perdere il senso critico, ovviamente. Alcune cose non sono state gestite in maniera impeccabile neanche dai miei amati Medici e non mancherò di farlo presente a chi di dovere. Ma così è andata e, in sintesi, il Double-decker per ora non parte e sta rientrando in garage in attesa di una prossima chiamata.
Mi rimane la sensazione indefinita di essermi sentito sufficientemente inutile e un visto inutilizzato per la Costa d’Avorio sul passaporto.

Come da tradizione, qualche ringraziamento:
– a Misna (The Missionary International Service News Site, http://www.misna.org), ad AlertNet (The World’s Humanitarian News Site, www.trust.org/alertnet) e alla BBC (immagino non servano presentazioni) perché hanno pubblicato quotidianamente qualche elemento utile per capire l’evolversi della situazione, mentre i nostri mezzi di informazione nazionalpopolari si occupavano di ben altre questioni;
– allo zio Pac per aver fornito più di due litri di ottima grappa che in parte è servita a rendere meno stressante questa attesa e in parte verrà conservata per la prossima (vera) partenza;
– a tutti quelli, prima tra tutti Stefania, che in questi giorni mi hanno incoraggiato, consolato e, come sempre, sopportato.

Per chi vuole ci si vede a Milano il 5 febbraio per la manifestazione di Libertà e Giustizia (www.libertaegiustizia.it) per richiedere tutti insieme le dimissioni del nostro premier, anche se sono pessimista: se non ci pensa Madre Natura, la vedo grigia.

Cheers!

P.S.: seguono due articoli di Misna giusto per darvi l’idea di che cosa sta succedendo in Costa d’Avorio.


Da Misna del 28 gennaio 2011

A poche ore dall’atteso vertice dell’Unione Africana, il presidente Laurent Gbagbo ha annunciato ha annunciato la prossima nazionalizzazione delle maggiori società private ivoriane. Tra queste c’è la ‘Compagnia ivoriana di elettricità’ (Cie), il cui centro operativo ad Abidjan è già sotto controllo del governo Gbagbo. Da diverse ore numerose città delle zone ex-ribelli del centro, nord ed ovest sono finite al buio: mentre alcune fonti locali attribuiscono i black-out a “interruzioni intenzionali dell’erogazione di corrente elettrica”, si legge sul sito d’informazione ‘Abidjan.net’, un comunicato ufficiale della Cie parla invece di “sistemi danneggiati e in corso di riparazione con la possibilità di una riduzione della quantità di energia immessa in rete”. Nessuna reazione, almeno per ora, del rivale riconosciuto presidente dalla comunità internazionale, Alassane Ouattara, sulla difficile situazione creatasi nelle regioni che lo sostengono. Ad intervenire ancora una volta sulla crisi post-elettorale ivoriana, in atto da ormai due mesi, è stato intanto il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. Dal vertice economico di Davos, Ban Ki-moon ha chiesto a Gbagbo di “rispettare la volontà del popolo” e si è detto “preoccupato per le posizioni divergenti in seno all’Unione Africana (UA)”. A fare le spese della difficile situazione, in un paese che ha già attraversato una lunga crisi politica (dal 2002 al 2007), è soprattutto la popolazione. L’ultimo bilancio umanitario diffuso dalla locale missione Onu, l’Onuci, conferma che almeno 271 persone sono state uccise nelle ultime settimane in seguito ad incidenti collegabili alla crisi politica. Il Fondo Onu per l’infanzia (Unicef) ha comunicato oggi che nel quartiere popolare di Adjamé, a nord di Abidjan, sette persone sono morte e 35 altre sono state contagiate dal colera.

Da Misna del 27 gennaio 2011

A Bouaké, Korhogo e Man è stata interrotta senza preavviso e a tempo indeterminato l’erogazione dell’elettricità, lasciando di fatto nel buio tutti gli abitanti delle zone note come ‘Cno’, cioè Centro, Nord e Ovest, ancora in parte sotto amministrazione dell’ex-ribellione delle Forze nuove (Fn) e vicine al presidente Alassane Ouattara. “Il black-out non è da ricondurre a un guasto tecnico nella zona di Bouaké (…) Secondo fonti attendibili si tratta di un atto volontario dietro indicazione di Laurent Gbagbo” si legge sul sito d’informazione ‘Abidjan.net’. Nella capitale economica Abidjan, ad essere l’oggetto della contesa tra i due presidenti rivali è invece la sede della Banca centrale dei paesi dell’Africa occidentale (Bceao): nella notte ha subito un attacco attribuito a forze vicine a Gbagbo e dalla cassaforte sarebbero scomparsi otto miliardi di franchi Cfa (pari a 12,2 milioni di euro). A riferirlo al sito ‘Jeune Afrique’ sono fonti interne della banca della Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas), organizzazione regionale che sta organizzando un intervento militare per costringere Gbagbo a lasciare il potere a vantaggio di Ouattara, riconosciuto dalla comunità internazionale il vero vincitore delle elezioni del 28 novembre. A due mesi dall’inizio della crisi post-elettorale a risentire dello stallo politico della Costa d’Avorio è anche l’economia dell’intera regione dell’Africa occidentale di cui il ‘paese del cacao’ è uno dei pilastri. Il rilento delle attività commerciali ai porti ivoriani e la quasi paralisi del trasporto delle merci sul territorio sta provocando danni economici ai produttori di Mali e Burkina Faso, i cui beni devono obbligatoriamente transitare per la Costa d’Avorio, oltre a generare pesanti aumenti dei prezzi dei beni di prima necessità per i consumatori maliani, burkinabé e togolesi. Una situazione quella ivoriana definita “esplosiva” dal capo di stato nigeriano Goodluck Jonathan, in qualità di presidente di turno della Cedeao. “Abbiamo bisogno della cooperazione internazionale di istituzioni quali l’Unione Africana e l’Onu e di una posizione unitaria per risolvere la crisi: per ora tutte le opzioni rimangono sul tavolo” ha detto Jonathan da Abuja. Da Washington, dove è impegnata in una missione diplomatica, una delegazione della Cedeao ha ottenuto dal governo americano un “pieno sostegno alle iniziative attuate per facilitare un trasferimento pacifico del potere a favore del vincitore Ouattara”. A insistere sulla necessità di far prevalere la via del dialogo e della concertazione tra le parti è invece il governo di Windoeck che chiede “una soluzione tutta africana per il bene della pace e della democrazia, allontanando la strada della violenza” ha detto il ministro degli esteri della Namibia, Tony Nujoma. A Malabo il primo ministro Gilbert Ake Ngbo ha presentato le istanze del presidente Ggagbo al capo di stato guineano Teodoro Obiang Nguema che con grande probabilità diventerà il nuovo presidente di turno dell’UA, il cui vertice si apre domenica ad Addis Abeba. “Se Gbagbo dovesse rimanere al potere nonostante abbia perso, questo rappresenterà un passo indietro per l’intera Africa” ha invece detto dal Forum economico mondiale di Davos l’ex-segretario generale dell’Onu, Kofi Annan.

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